All’ex sindaco di Livorno Nogarin, un incarico dalla Raggi. Competenza o solo amicizia?

Andrà a coadiuvare il suo ex assessore Lemmetti. Ma alla capitale non servono amici di partito. La città ha bisogno di uno scatto di orgoglio e capacità di governo

Mancano oramai dodici mesi alle elezioni per il nuovo sindaco di Roma, Virginia Raggi sembra un pugile messo all’angolo, sia dai partiti sia da alcune forze interne sia da una parte della città che chiede un drastico cambio di rotta.

Eppure, la sindaca decide di giocare le sue ultime carte, per uscire da quest’angolo. Come in una mano di poker, il giocatore spera sempre che le sue carte siano migliori del proprio avversario, così la Raggi butta nella mischia, in questo ultimo lasso di tempo, l’ex sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, chiamato in Campidoglio come collaboratore dell’assessore al bilancio Gianni Lemmetti. L’ipotesi è quella di offrirgli un contratto part-time per 25 mila euro annui.

Filippo Nogarin (foto HuffingtoPost)

Per chi non lo conoscesse, Filippo Nogarin è stato tra i primi sostenitori del Movimento Cinque Stelle, come si direbbe in altri partiti, un vero senatore. Vinse le elezioni a Livorno nel 2014. Dopo la drammatica alluvione, verificatasi nella città toscana tra il 9 e il 10 settembre 2017, dove morirono 8 persone, Nogarin venne indagato per concorso in omicidio colposo e da lì iniziò la sua discesa politica, che lo stesso sindaco attribuì a una campagna di odio lanciata nei suoi confronti. Decise così di non ricandidarsi alle elezioni comunali puntando alle elezioni europee, che perse rovinosamente. Così i compagni del Movimento per non abbandonarlo gli diedero un incarico nel governo Conte II, come consigliere del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Con questo incarico Nogarin si sarebbe preso cura dei dossier legislativi più spinosi. Firmò un contratto da 40 mila euro annui, cifra che lui stesso definì bassa in quanto, in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, affermò di essere una persona povera e i 40 mila euro non erano sufficienti per poter “campare”.

Sorvolando su questa triste affermazione, non si vuole certo screditare la persona di Nogarin al quale vanno riconosciuti i meriti di essersi presentato spontaneamente agli inquirenti dopo l’alluvione che colpì la sua città e di come avrebbe garantito di rinunciare all’immunità se avesse vinto le elezioni europee. Quello che si vuole sottolineare è la mancanza di una visione politica della città di Roma da parte della sindaca Virginia Raggi. In questi ultimi dodici mesi invece di puntare su vecchie amicizie (lo stesso Lemmetti fu in giunta con Nogarin a Livorno) a cui garantire una poltroncina, dovrebbe affidarsi a delle persone esperte, a dei tecnici che riescano almeno a salvare il salvabile. Con Nogarin la quota dei livornesi alla corte di Virginia Raggi salirebbe a sette, alcuni sostengono che le ottime esperienze amministrative toscane siano solo un’opportunità per Roma. Volendo lanciare una provocazione a questi sostenitori ricordiamo che Livorno è una città con 160 mila abitanti e che solo il VII Municipio di Roma ne raccoglie 308 mila, quasi il doppio.

Gianni Lemmetti (foto  Next Quotidiano)

Serve allora l’onestà intellettuale di riconoscere come in quattro anni di mandato si sia fatto poco e nulla. Roma necessita di persone competenti, figure di prestigio in grado di portare capitali, personalità che hanno operato in amministrazioni importanti. Ma solo l’esperienza non basta, serve anche una visione della città, avere una chiara rotta da seguire, non si può promettere l’impossibile se anche il possibile è difficile da realizzare.

In questa prospettiva, sempre l’onestà intellettuale deve indurre tutti i cittadini e tutti i rappresentanti delle amministrazioni a uscire da quel circolo vizioso in cui la dialettica politica, a Roma, si è ridotta all’affermazione riduttiva che al di fuori del Movimento Cinque Stelle tutto è “Mafia Capitale”, qualsiasi critica, qualsiasi denuncia o anche un semplice appello al di fuori del coro comune viene etichettato come un qualcosa a favore della corruzione e del malaffare. I romani non meritano certo questo trattamento. Per cui si deve esigere la creazione di una classe dirigente che non viva con i riflettori puntati sul passato, che non scarichi le responsabilità su altri ma che riesca a governare con le proprie forze. Di certo a Roma non sarà facile, ma è arrivato il momento di ricostruire, soprattutto ora che il coronavirus ha perfezionato in città meccanismi già malati da tempo.

L’invito che rivolgiamo alla sindaca è quello di lavorare al meglio in questi ultimi dodici mesi. Non sono troppi ma neppure pochi, se Filippo Nogarin riuscirà a guadagnarsi sul campo il suo operato e riuscirà a dare un vivo sostegno alla città, a giugno 2021 i cittadini saranno in grado di valutare quale sia il bene di Roma, nel frattempo è solo doveroso pretendere di più!

 

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Una risposta

  1. Apprezzo il suo ottimismo ma dubito che in 12 mesi si possa fare ciò che non è stato fatto i 4 anni. Comunque, se riuscirà a fare qualcosa di positivo per la città, ben venga Nogarin, Pinco Pallo, o chi vogliono, purché non si lamentino quando i loro avversari politici faranno la stessa cosa.

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