Aggiungi un posto a tavola sulla via principale che diventa secondaria

Altra riflessione sull'intenzione dell'assessore al commercio di modificare la classificazione delle strade al fine di poter installare tavolini un po' ovunque. Intanto la commissione commercio si apre ai cittadini, ma le idee rimangono confuse

Da Paolo Gelsomini, animatore dell’associazione “Progetto Celio” riceviamo e rilanciamo un’ulteriore riflessione (oltre alla nostra di qualche giorno fa) sull’intendimento, espresso recentemente dall’assessore al commercio Monica Lucarelli, di cambiare la classificazione di alcune strade per rendere più agevole l’istallazione di spazi esterni dei locali di somministrazione.

 

 

L’ennesima proroga delle OSP emergenziali (occupazioni suolo pubblico), sarà quasi sicuramente prolungata fino alla fine del 2022 con una norma transitoria per dare tempo ad apportare modifiche al Regolamento pre-pandemia.
In questo periodo di transizione verranno confermati tutti gli ampliamenti accordati dalla delibera 81/2020 “Disciplina transitoria di sostegno alle imprese” con qualche modifica, come quella che ha consentito finora agli esercenti di posizionare le Osp a 25 metri dall’esercizio in caso di impossibilità di usufruire dello spazio antistante.

Ma la vera novità è un’altra ed è davvero sconvolgente nel merito e nel metodo.

Per quanto riguarda il merito si tratta di poter occupare parte della carreggiata delle strade di viabilità principale (strade urbane di scorrimento con il sottotipo di strade interquartiere, e strade urbane di quartiere con il sottotipo di strade interzonali).

Qual è l’ostacolo? All’art.4 quater punto 3 della delibera AC 91/2019 “Modifica del Regolamento in materia di occupazione suolo pubblico e del canone (COSAP), comprensivo delle
norme attuative del P.G.T.U.” è scritto : “ Su tutte le aree di sosta tariffate insistenti su viabilità principale non sono consentite nuove occupazioni di suolo pubblico”.
E’ tuttavia vero che al punto 2 dello stesso art.4 quater citato è scritto che “Sulle sedi stradali della viabilità principale non sono consentite nuove occupazioni di suolo pubblico salvo (….) all’interno di aree riservate alla sosta delimitate con elementi fissi ed aventi accessi ed uscite ben definiti a condizione che non riducano il numero di stalli di sosta tariffata eventualmente presenti”. Inoltre, queste eccezioni – si dice nello stesso punto – debbono essere sottoposte al “parere del Dipartimento Mobilità e Trasporti”.
Insomma, troppi lacci e lacciuoli per poter realizzare nuove Osp nelle carreggiate della viabilità principale. E’ più facile declassare le strade di viabilità principale interessate ad ospitare le Osp e farle diventare strade di viabilità secondaria, cioè locale.

Ma, se possibile, il metodo appare ancora più sconvolgente del merito.
Infatti, secondo i resoconti pubblicati da Il Messaggero e da Il Tempo nelle loro pagine di cronaca locale del 14 aprile 2022, l’assessora alle Attività Produttive del Comune di Roma Monica Lucarelli avrebbe dichiarato: “ho chiesto alle associazioni [di categoria NDR] di fornirmi una lista dettagliata di vie che dovranno cambiare la “classificazione”, in modo tale da avere un lavoro in modo celere e mirato perchè fatto da addetti ai lavori”.
Gli addetti ai lavori sarebbero quindi rappresentati dalle associazioni di categoria incaricati di travestirsi da ingegneri del traffico e di proporre strade da declassare, contro ogni logica e contro lo stesso PGTU (Del. A.C. n. 21 del 16 aprile 2015 – Regolamento viario e classifica funzionale delle strade urbane di Roma Capitale) che al punto 3.1 recita testualmente: “Gli eventuali aggiornamenti della classifica funzionale delle strade del presente PGTU che si rendessero necessari a seguito della redazione dei Piani Particolareggiati del Traffico, o a seguito della realizzazione di nuove strade o comunque per sopraggiunte esigenze verranno effettuati, come meglio specificato nel Regolamento Viario, con Deliberazione della Giunta Capitolina su proposta del Dipartimento Mobilità e Trasporti, sentiti i Municipi interessati”.

Per concludere, a titolo di esempio, andiamo a vedere qualche esempio di strade di viabilità principale alcune delle quali, secondo l’assessora Lucarelli, “dovranno cambiare la classificazione”, non per ragioni trasportistiche o urbanistiche dovute a variazioni dei parametri di riferimento di interesse pubblico, ma semplicemente per offrire nuovi spazi a nuove occupazioni di suolo pubblico, a nuove pedane, sedie e tavolini di bar e ristoranti.

Partiamo dalle STRADE URBANE DI SCORRIMENTO (con il sottotipo di strade interquartiere) definite all’art.2 del Nuovo Codice della Strada (D.L. 30 aprile 1992 n.285) 6 “strade a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, marciapiedi, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici (….)”.
Ecco alcuni nomi di strade interquartiere, qualcuna delle quali potrebbe essere declassata a viabilità locale secondaria:
Via Anastasio II, via Acaia, via Amba Aradam, via Anagnina, piazza Adriana, via Appia Nuova, via Ardeatina, via Aurelia, via Boccea, via Britannia, via Cairoli, via Casal de’ Pazzi, via Casilina-Centocelle, via Castro Pretorio, via delle Cave, via Cipro, via del Circo Massimo, via Emanuele Filiberto, via Flaminia-Belle Arti, corso Francia-vigna Stelluti, via Giolitti, via Gregorio VII, viale Jonio, via La Spezia-Nola-Appio, via Laurentina-Tintoretto, vari tratti di Lungotevere, via Magna Grecia, viale Marconi, via Marmorata, via dei Monti Tiburtini, via Nomentana-Porta Pia-Sempione, via Palmiro Togliatti, piazza Pia, via Prenestina-Porta Maggiore-Gra, viale della Primavera, viale della Serenissima, via Tiburtina-piazzale Tiburtino-Fiorentini, viale Tiziano, via Tor de’ Schiavi.

Proseguiamo con le STRADE URBANE DI QUARTIERE (con il sottotipo di strade interzonali) definite all’art.2 del Nuovo Codice della Strada (D.L. 30 aprile 1992 n.285) “strada ad unica carreggiata con almeno due corsie e marciapiedi (…)”.
Di seguito alcuni nomi di strade urbane di quartiere, qualcuna delle quali potrebbe essere declassata a viabilità locale secondaria:
Via dell’Acqua Bullicante, viale Adriatico, piazza Albania, viale Angelico, via dell’Ara Coeli, via Arenula, via Baldo degli Ubaldi, via Barberini, via Battistini, via Bissolati, via delle Botteghe Oscure, viale Buozzi, via Candia, via Carlo Alberto, via Carlo Felice, via Cassia-Cassia Nuova-Ponte Milvio, via Cavour (Annibaldi-Fori Imperiali), via Cavour (Cinquecento-Annibaldi), piazza Cavour, piazza Celimontana, via Chiana, via Cicerone, via Claudia, via Cola di Rienzo, piazza del Colosseo, via Conca d’Oro, via Cornelia, corso Trieste, via del Gazometro, viale Giulio Cesare, via Goito, viale Ippocrate, via IV Novembre, via La Spezia -Lodi-Nola, via Labicana, via Lepanto, viale Liegi, via Lorenzo il Magnifico, via Marsala, viale Mazzini, viale delle Medaglie d’Oro, via Merulana, viale delle Milizie, via Napoleone III, via Nazionale, via Nemorense, via Nizza, viale Ostiense, via del Plebiscito, viale della Piramide Cestia, viale delle Province, via Quattro Fontane, via Guido Reni, corso Rinascimento, via di Ripetta, piazza Risorgimento, piazza Santa Maria Liberatrice, via di Santa Maria Maggiore, piazza di Santa Maria Maggiore, viale Scalo San Lorenzo, via Siria, via Sistina, via Solferino, via Somalia, via dello Statuto, via Tagliamento, via Taranto, viale Tirreno, viale Trastevere, via XX Settembre, via Zanardelli, via Zabaglia.

 

 

 

Evidentemente i nuovi responsabili del commercio capitolino non si rendono conto di cosa voglia dire consentire di allestire arredi sulla carreggiata di strade ad alto scorrimento, caratterizzate da traffico e velocità consistenti.

C’è comunque da prendere atto di un minimo spiraglio apertosi per una possibile discussione pubblica su questi temi: la commissione commercio ha previsto una seduta per oggi in cui sono state invitate anche associazioni non del commercio.

L’idea che di commercio ne possano parlare solo gli addetti ai lavori è abbastanza diffusa a Roma e, purtroppo, sta caratterizzando anche l’attuale amministrazione capitolina, con l’assessore al commercio, Monica Lucarelli, che ai normali cittadini e associazioni non del commercio non risponde neanche (in ciò mancando ad uno dei compiti istituzionali del suo ufficio, qualcuno dovrebbe spiegarlo all’assessore).

Tale idea è profondamente sbagliata, perché è vero che le decisioni le deve prendere l’amministrazione capitolina, ma per farlo al meglio deve sentire tutti gli attori cittadini. Il commercio nelle sue molteplici varianti ha infatti impatti notevoli sulla città e solo un governo aperto all’ascolto e al confronto con tutti può far sì che tali impatti massimizzino i benefici e riducano i fastidi, per tutti.

La questione non è tra più tavolini e meno tavolini, o se sono meglio i tavolini che le macchine. Gli spazi esterni possono essere un valore aggiunto per il commercio e per la città, per cui vanno promossi ovunque sia possibile, purché non a discapito della sicurezza della circolazione, dei veicoli ma soprattutto di pedoni e disabili, e del decoro cittadino. L’idea che ogni locale abbia una sorta di diritto divino ad avere uno spazio esterno va combattuta, perché in molte situazioni impedimenti fisici semplicemente non lo consentono. In caso contrario si arriva a situazioni assurde come quella della foto seguente, dove degli arredi sono stati posti letteralmente in mezzo alla strada (nel pieno centro di Roma, di fianco al ministero degli Interni).

 

 

Vanno invece stabilite regole chiare e certe, tutelando sempre l’interesse pubblico, cosicché gli impenditori possano prendere decisioni di investimento di medio/lungo periodo.

Vedremo come andrà la seduta della commissione, ma l’impostazione adottata finora dall’amministrazione capitolina dovrebbe davvero preoccupare tutti, perché prosegue in una tendenza a svendere la città a pochi interessi spiccioli, mancando di far fare a Roma il salto di qualità di cui necessità.

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