Aggiornato il piano degli sgomberi degli edifici occupati. Sarà la volta buona?

Il Prefetto ha aggiornato l'elenco degli edifici occupati abusivamente che vanno liberati: si tratta di 29 strutture tra cui la sede di Casapound e lo SpinTimeLab entrambi all'Esquilino

Il Prefetto di Roma Piantedossi ha aggiornato l’elenco degli stabili occupati a Roma e prossimi allo sgombero. Si tratta di 29 immobili, alcuni di proprietà pubblica, altri privata.

Questo l’elenco in ordine di intervento:

Via Prenestina 913
Via di Torrevecchia 156
Viale delle Province 196/198
Viale del Policlinico 137
Via Lucio Calpurnio Bibulo 13
Via Tiburtina 770
Via Prenestina 944
Via Collatina 385
Via di Santa Croce in Gerusalemme 55/59
Via Napoleone III 8
Via Umberto Partini 21
Via Tiburtina 1099
Via Roccagiovine 267
Via Mattia Battistini 113/117
Via dei Castani 42-44-46
Via Tiburtina 1064
Via della Vasca Navale 6
Via delle Sette Chiese 186
padiglione 25 del Santa Maria della Pietà
Via Gian Maria Volonté
Via Vittorio Amedeo II 16
Via dei Radiotelegrafisti 44
Via Tor de’ Schiavi 101
Corso d’Italia 108
Via del Porto Fluviale 12
Palazzina B di Via Tuscolana 1782
Via Melibeo 7
Via Pieve Torina 63
Via Tiburtina 1250

 

Anche i criteri per stabilire la priorità negli sgomberi sono stati modificati: alle esigenze di incolumità pubblica, disposizioni dell’autorità giudiziaria e richieste di risarcimenti danni allo Stato sono state aggiunte anche le criticità riguardo all’ordine e alla sicurezza pubblica.

L’elenco prevede l’ex salumificio Fiorucci in via Prenestina 913 come primo intervento, ma spiccano nella lista gli immobili alle posizioni 9 e 10, corrispondenti a due occupazioni storiche e molto problematiche.

Al 9° posto vi è l’ex sede dell’INPDAP di via S. Croce in Gerusalemme, immobile occupato illegalmente dal 2013 e di cui parlammo nel 2015 nella rubrica “Città in rovina”.

Al 10° posto invece spicca la sede di Casapound di via Napoleone III, anch’esso incluso nel 2015 in “Città in rovina”.

 

Nel 2019 parlammo della necessità di ripristinare la legalità in entrambe le occupazioni simboliche dell’Esquilino (Casapound e SpinTimeLab), sia per non essere accusati di favoritismi ad una sola parte politica, sia per dare un segnale chiaro che a Roma si sarebbe ristabilito un minimo di legalità.

 

Parrebbe che la prima operazione della lista potrebbe avvenire in tempi brevi, coinvolgendo la Questura, il Comune di Roma e la Regione Lazio, oltre alla Prefettura, e dovrebbe ricalcare nei modi la liberazione dello stabile di viale del Caravaggio, svoltasi l’8 luglio dell’anno passato. Si è detto però che l’ordine di priorità potrebbe anche essere modificato in corsa.

 

Chiaramente negli sgomberi si dovranno tenere presenti le esigenze di eventuali soggetti deboli, ai quali andrà assicurata tutta la sicurezza necessaria. Al riguardo l’assessore al Patrimonio, Tobia Zevi, ha dichiarato:

Dobbiamo evitare che chi è in difficoltà resti senza casa e lavoreremo per dare un luogo dove vivere a chi ne ha diritto.

 

Speriamo davvero quindi di non dover più assistere alle indegne scene dello sgombero di via Curtatone, fatto nel 2017 dall’amministrazione Raggi, in cui le persone vennero sbattute in mezzo ad una strada senza alternativa alcuna.

 

Già ai tempi del commissario Tronca, nel 2016, ci illudemmo che Roma stesse divenendo un po’ più normale, a seguito dell’intenzione del commissario di dar seguito al “Piano di attuazione del programma regionale per l’emergenza abitativa”, col quale si sarebbero dovute sgomberare progressivamente tutte le occupazioni abusive di Roma. Invece il commissario non fece praticamente nulla e il suo successore, la sindaca Raggi, riuscì a liberare, in malissimo modo, solo lo stabile di via Curtatone.

 

Staremo a vedere se questa è la volta buona per far cessare un malcostume che a Roma è diffusissimo da anni.

Non ci appassionano le operazioni di sgombero, essendo esse sempre un momento triste e difficile nelle vite delle persone. Crediamo però che le occupazioni abusive non possano essere il modo per risolvere l’emergenza abitativa a Roma e quindi esse vadano progressivamente sgomberate, anche per rispetto dei tantissimi che ogni mese fanno i salti mortali tra affitto, mutuo e bollette per assicurare a sé e ai loro cari un tetto dignitoso.

 

Notiamo infine che nell’elenco del prefetto non compare il famoso stabile della Regione Lazio di via Maria Adelaide, situato alle spalle di piazza del Popolo e occupato dal lontano 2005. Si tratta di una struttura che se messa in qualche modo a reddito potrebbe sovvenzionare centinaia di famiglie ma che invece viene utilizzata da decenni da chi si è arrogato il diritto di occuparla con la forza.

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