A Roma si fa architettura ma manca la mano pubblica

Il nuovo albergo a Tiburtina simbolo della mancanza di coordinamento da parte del Comune. Nessuna regia per i tanti i progetti dei privati che potrebbero cambiare interi quartieri

Lo spunto per l’articolo di oggi deriva da due segnalazioni di altrettanti lettori che amano l’architettura. Da una parte Marcella Veneziani si concentra sull’albergo che nascerà accanto alla stazione Tiburtina, dal lato Nomentano, facendone notare la qualità piuttosto scadente. Dall’altra, il lettore Rothko (questo il suo nick su Twitter) elenca una serie di progetti in corso che mostrano un fermento costruttivo “spontaneo” che in qualche modo lascerà il segno nell’architettura romana dei prossimi anni.

Chi ha ragione tra i due? A ben guardare entrambi stanno raccontando l’amara realtà capitolina nel solco tracciato durante il 900: una serie più o meno scoordinata di opere, alcune di grande rilievo, altre scadenti, che non hanno visto un intervento della mano pubblica.

Il Campidoglio, tranne in rare eccezioni, ha lasciato che fossero i privati o gli enti previdenziali a portare avanti i piani urbanistici della città e di conseguenza costoro hanno segnato lo sviluppo architettonico della capitale. Come spiega Italo Insolera in Roma Moderna¹, i romani “ignorano la loro città e quindi se stessi come gruppo sociale. Questa ignoranza condiziona anche la posizione di ogni individuo e genera quella esasperazione dell’individualismo che sembra essere a Roma l’unico modo di sentirsi presenti e di riconoscersi esistenti“.

Per dirla in altre parole, ognuno pensa a se stesso e non allo sviluppo collettivo. Questo principio si vede bene nell’architettura del secolo scorso. Accanto a pregevoli esempi di edifici nati per la buona volontà di qualche mecenate e per la genialità di grandi architetti, vi sono anonime palazzine disegnate da geometri senza idee che rendono il contesto sgraziato e poco uniforme.

Basta sfogliare il volume di Pietro Ostilio Rossi² sull’architettura moderna romana per scoprire 238 magnifici esempi di edifici unici per bellezza e inventiva. Quasi tutti annegati tra brutture e immobili senz’anima.

Tutto questo è accaduto e continua ad accadere per la mancanza di una reale supervisione pubblica all’architettura. I dipartimenti capitolini sono ossessivamente attenti a verificare le dimensioni di una finestrella sul tetto aperta da un cittadino rispettoso delle regole e colpevolmente distratti sull’insieme dei quartieri, delle nuove urbanizzazioni, delle grandi infrastrutture edilizie.

Se a Milano è nato un quartiere modello come Porta Nuova con opere di Boeri e Cesar Pelli, oppure City Life con la trasformazione dell’ex Fiera, è stato solo grazie ad una attenta regia pubblica che ha saputo canalizzare gli investimenti dei privati in aree che lasceranno il segno e si studieranno sui libri di architettura.

 

A Roma tutto questo manca dagli anni ’30, data di progettazione dell’Eur. Da quel momento in poi il Campidoglio ha lasciato di fatto alla libera iniziativa dei privati la possibilità o meno di trasformare e rigenerare. Così facendo è stato tolto valore anche a determinate opere simboliche. Lo dimostra lo splendido volume di Alfredo Passeri, Palazzine Romane³, che riporta progetti firmati da ingegneri e architetti di primo livello (Monaco e Luccichenti, De Renzi, Ridolfi e Frankl, Quaroni, Moretti solo per citarne alcuni). In quegli appartamenti sono andate a vivere famiglie che “ignorano” la qualità di quel luogo e che magari l’hanno ferito con verande in alluminio anodizzato o frazionamenti violenti.

Perché  l’architettura crea valore e grazie ad essa le persone possono abitare, lavorare, vivere e morire in un ambiente sano. Insomma l’architettura rappresenta un interesse pubblico. Ma né la giunta Raggi, né quelle che l’hanno preceduta lo hanno compreso.

IL NUOVO HOTEL ALLA STAZIONE TIBURTINA. Ecco perché quanto segnala Marcella Veneziani è frutto dell’assenza della regia pubblica. Si tratta di un lotto adiacente alla Stazione Tiburtina, dal lato Nomentano (opposto quindi alla nuova sede Bnl) che affaccerà sulla nuova brutta strada progettata dal Campidoglio in sostituzione della sopraelevata, abbattuta alcuni mesi fa. Non solo la strada sarà priva di verde (contrariamente a quanto proposto dal progetto dei residenti) ma anche il nuovo grande edificio sarà un muro di cemento.

 

Ferrovie dello Stato ha venduto il lotto per 13 milioni di euro alla Società Progetto Tiburtina del gruppo MTK che vi costruirà 12 mila mq in parte  destinati ad albergo e in parte ad attività commerciali. F S aveva lanciato un roadshow chiedendo a tre studi di architettura di progettare edifici contemporanei caratterizzati da una spiccata impronta green.

La società vincitrice, invece, non ha tenuto conto delle indicazioni e realizzerà una specie di parallelepipedo di cemento niente affatto green. “Abbiamo perso per l’ennesima volta l’occasione di fare buona architettura soprattutto in una zona che si sta cercando di riqualificare”, spiega il consulente di diarioromano, l’architetto Federico Stara.

Sarà così anche per gli altri progetti in corso? C’è da augurarsi di no anche perché – come fa notare via Twitter il lettore Rothko – si tratta di molte iniziative, assai più numerose di quanto si immagini. Questo il suo elenco che stupisce per quantità degli investimenti:

La nuova Piazza dei Cinquecento;
le Torri di Ligini;
il Rettorato dell’Università Roma 3 progettato da Mario Cucinella;
la Soho House in via De Lollis, a San Lorenzo, disegnata dallo Studio Mattiucci;
il nuovo Guido Reni District (del quale parleremo nei prossimi giorni);
la sede Enel in viale Regina Margherita;
l’Hubtown all’interno dell’Aeroporto di Fiumicino con auditorium, ristoranti e una maxi palestra;
l’ex Zecca all’Esquilino;
la Città della Statistica dell’Istat a Pietralata, progettata da Abdr;
la sede Apple a Palazzo Marignoli a San Silvestro;
e quella di Starbucks a Palazzo Canevari;
la nuova sede del Fondo per l’Innovazione, in largo Santa Susanna;
il nuovo Hotel Bulgari all’Augusto Imperatore;
il nuovo 5 stelle della Marriott, il W, a due passi da via Veneto;
il nuovo Hotel Edition sempre in zona via Veneto;
e poi il Villino Rattazzi di via Boncompagni, trasformato in sede di Netflix.

Opere, in alcuni casi, imponenti che lasceranno un segno, si spera positivo, nello sviluppo della città dei prossimi anni, per le quali il Campidoglio non ha mosso un dito e laddove è intervenuto (vedi Stadio della Roma a Tor di Valle) ha ucciso il bambino ancora nella culla.

In questa città manca quella che Vezio De Lucia definiva “urbanistica sostenibile”ª, quella che vede “il controllo pubblico delle trasformazioni territoriali”. Quell’urbanistica che ha reso Parigi una vera capitale e che confina Roma ai margini.

 


¹Italo Insolera, Roma Moderna da Napoleone I al XXI Secolo, Einaudi 2011

²Pietro Ostilio Rossi, Guida all’Architettura Moderna 1909-2000, Laterza 2005

³Alfredo Passeri, Palazzine Romane Valutazioni Economiche e fattibilità del Progetto di Conservazione, Aracne 2013

ªVezio De Lucia, Urbanistica sostenibile e non sostenibile. Un confronto tra città su Napoli Sostenibile n. 42, Meridiana (2001) pp. 45-52

 

L’elenco dei progetti in via di realizzazione è di @kospeti (Twitter)

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2 risposte

  1. Complimenti per questa attenta disamina di varie situazioni urbanistiche e architettoniche di Roma. A differenza del passato cui faceva rifermentò Insolera i cittadini romani sono più attenti a ciò che avviene intorno a loro ma anziché essere ascoltati dal Campidoglio vengono umiliati e repressi anche quando propongono progetti avanzati con strategie urbanistiche. Il pubblico a Roma e un nemico che fa paura: alla Stazione Tiburtina i residenti aspettano conterrore l’abbattimento degli alberi e l’autostrada nel piazzale ovest con capolinea di autobus sotto le case. Se non sono nemici questi!!

  2. A quell’elenco andrebbero aggiunti l’Ex Fiera e gli ex Mercati Generali. A proposito. che fine hanno fatto quei progetti?

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