A Roma le auto non si rottamano più. In strada 60mila veicoli abbandonati

Le strade stanno diventando un cimitero di macchine scassate. Mezzi senza assicurazione a volte usati come ricovero per senzatetto. Il problema dimenticato dalla giunta

 

Via dei Prati Fiscali: in soli 300 metri contiamo 11 veicoli abbandonati. Piazza di Conca d’Oro, parcheggio di scambio della metro: qui le auto ferme da anni sono 9. Dai quartieri semicentrali alla periferia, Roma è disseminata di macchine da portare alla pressa, un problema non solo per il decoro ma anche per la sicurezza.

Il fenomeno  è sempre esistito ma mai nelle attuali dimensioni. Da quando a Roma è diventato impossibile rottamare un veicolo a causa del blocco imposto dal Campidoglio, le strade sono disseminate di rottami. E’ da luglio del 2018 che non si effettuano più le radiazioni delle targhe. Questo vuol dire che chi ha urgenza di rottamare la propria vettura si deve recare nelle altre province del Lazio o anche in Campania. A Roma, infatti,  i 58 autodemolitori sono chiusi per un’ordinanza della giunta Raggi che pare aver dimenticato il problema.

Secondo i dati dell’Arder, l’associazione Romana Demolitori e Rottamatori, nella capitale ogni anno raggiungono il fine vita 130.000 veicoli. Di questi circa la metà è nei depositi degli sfasci in attesa della ripresa delle attività o viene inviato nel resto del Lazio, gli altri 60/70 mila sono nelle strade. Si tratta di automobili vecchie e malridotte, con le gomme sgonfie, i vetri rotti e quasi sempre senza copertura assicurativa. La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza 80/17, ha stabilito che l’obbligo di assicurare il veicolo vale anche per i mezzi fermi in garage o in strada e che viene meno solo quando ne viene cancellata l’immatricolazione. Pertanto i proprietari che abbandonano un veicolo sono responsabili sia per la mancata copertura della responsabilità civile, sia per inquinamento ambientale.

Secondo la legge, infatti, un veicolo lasciato in strada è da considerarsi come rifiuto speciale pericoloso. Le sanzioni alle quali si va incontro sono di 849 euro, il minimo previsto per un mezzo sprovvisto di assicurazione e di 1.666 euro per abbandono di rifiuto pericoloso. A queste vanno aggiunte le spese per la rimozione, la custodia e la demolizione. A causa del blocco degli sfasciacarrozze la Polizia Locale è stata più tollerante ma il risultato è un numero enorme di vecchi rottami che occupano parcheggi e costituiscono degrado per il paesaggio urbano. Nel 2019 sull’intero territorio capitolino il Gruppo Tutela Ambiente dei vigili aveva rimosso solo 1.800 veicoli, una goccia nel mare.

La procedura tra l’altro è farraginosa e dalla segnalazione di un cittadino fino all’effettiva rimozione del veicolo possono trascorrere anche dodici mesi. Prima gli agenti devono effettuare un sopralluogo per verificare se il mezzo è davvero abbandonato, poi devono risalire al proprietario e diffidarlo alla rimozione entro cinque giorni dal ricevimento della notifica. Molto spesso il proprietario non è facilmente rintracciabile, oppure si ostina a lasciare la macchina nello stesso posto. A quel punto il Comune può far intervenire un carro attrezzi ma questi, come è noto, hanno ripreso la loro attività solo nel 2020 dopo tre anni di assenza totale del servizio.

Ecco che si è creata la tempesta perfetta. Blocco dei rottamatori, assenza di carro attrezzi e lentezza della burocrazia hanno trasformato i quartieri semicentrali e periferici in un cimitero per auto.

A fine 2018, la Regione Lazio aveva proposto per gli sfasci il rilascio di permessi temporanei in attesa di trovare nuove collocazioni in regola dal punto di vista ambientale, ma il Campidoglio non ha voluto concedere la sedicesima proroga e ha optato per la linea dura: blocco delle rottamazioni. Se il Comune di Roma non riesce a essere autosufficiente il rischio è che il resto della regione diventi la pattumiera della capitale. Intanto, secondo gli operatori del settore, nella capitale sta nascendo un mercato nero delle autodemolizioni: si denuncia il furto dell’auto e questa invece viene consegnata a soggetti non autorizzati che vendono i pezzi ancora buoni e abbandonano le carcasse in discariche abusive. Insomma una nuova emergenza ambientale come se non bastasse la situazione generale dei rifiuti.

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