A Roma l’arrivo della metro C ha fatto scendere il valore degli immobili, incredibilmente

Uno studio pubblicato a gennaio ha concluso che l'unico impatto verificabile della metro C è stata la diminuzione del valore degli immobili più costosi. Si conferma che il TPL a Roma è per poveri sfigati?

A fine gennaio è stato pubblicato uno studio che ha analizzato l’impatto della realizzazione della linea C della metropolitana di Roma sul mercato immobiliare e sull’attività economica locale.

A fine febbraio una delle autrici dello studio, Federica Daniele, ne ha riassunto le risultanze con una serie di tweet che abbiamo pensato di riportare integralmente in questo articolo.

 

 

 

Inaugurata tra 2014 e 2018 dopo una lunga gestazione, la metro C si snoda per 18,1km ed è la 3a metro di Roma, cui spetta la maglia nera del TPL tra le capitali europee, con soli 1,35km di linee metropolitane ogni 100.000 abitanti, contro i 2,96 di Milano o i 3,87 di Londra.

Se rapportati ai 41,3km di linee preesistenti, la metro C ha rappresentato un’importante innovazione nell’ambito del TPL romano. Ciononostante il suo impatto sul tessuto economico della città e soprattutto sul mercato immobiliare rimane inesplorato.

 

 

In questo lavoro colmiamo questo gap: utilizzando il synthetic control method paragoniamo l’evoluzione dei prezzi delle case (fonte OMI) nei quartieri impattati dalle nuove fermate (in rosso) a quartieri “sintetici” che gli assomigliavano prima dell’arrivo della metro.

 

 

L’evidenza empirica sull’impatto di nuove fermate della metro sui prezzi delle case è mixed: malgrado prevalgano casi di impatto positivo dovuto alla riduzione dei costi di congestione nelle zone interessate, non mancano esempi in cui i prezzi calano post apertura fermate.
Il caso della metro C di Roma appartiene a questo secondo gruppo: stimiamo che l’apertura della nuova linea metropolitana ha determinato un calo in misura pari a 132 EUR per m2 a 3 anni dall’inizio dei lavori per gli immobili più costosi realizzati nelle zone più periferiche.

 

 

Analizzando i possibili meccanismi, troviamo come successivamente all’inizio dei lavori nei quartieri interessati dalle nuove fermate sia cresciuta in maniera statisticamente significativa (+2,5 punti percentuali) la quota di stranieri, a parità di popolazione complessiva. Quest’evidenza supporta l’ipotesi per cui la metro sia stata percepita come un servizio utile da parte della popolazione meno abbiente (come stranieri) ma come una fonte di disagio (disamenity) – anche indirettamente a causa dell’influsso di stranieri– per quelli più abbienti.
Quello sui prezzi degli immobili più costosi è l’unica variabile su cui troviamo un impatto statisticamente significativo della nuova metro: impatto nullo sia sulla nascita di nuove imprese che sul numero di incidenti stradali, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere.
La nostra analisi conferma l’importanza dell’adozione di politiche urbane integrate, in grado di anticipare e gestire le trasformazioni urbane associate ad investimenti “su ferro”, anche in vista ai 3,6 miliardi di spesa destinati a questi investimenti dal PNRR.

 

Il lavoro completo lo trovate qui: dropbox.com/s/ccyythw006x7…

 

 

Come si può leggere, stando allo studio l’unica variabile con un impatto statisticamente significativo della nuova metro è stata il prezzo degli immobili più costosi, che incredibilmente è diminuito. Nessun impatto è stato rilevato sulla nascita di nuove imprese e neanche sul numero di incidenti stradali, a differenza di quanto ci si potesse attendere.

L’ipotesi è che la metro C possa essere stata percepita come un servizio utile da parte della popolazione meno abbiente (come stranieri) ma come una fonte di disagio (disamenity) – anche indirettamente a causa dell’influsso di stranieri– per quelli più abbienti.

A noi questo appare confermare la triste realtà per cui a Roma chi usa il trasporto pubblico viene considerato da molti, probabilmente la maggioranza della popolazione, uno “sfigato“.

Purtroppo si direbbe che anche l’attuale amministrazione non dimostri di avere particolarmente a cuore il trasporto pubblico e soprattutto i suoi utenti. Continuano infatti a verificarsi casi di linee tram sospese per ore a causa di veicoli in sosta vietata, oppure si registrano sempre maggiori aumenti per le attese alle fermate delle metropolitane, senza che né l’assessore alla mobilità né il sindaco mostrino compassione (in senso etimologico) per chi i disagi li vive ogni giorno sulla propria pelle.

Restituire rispetto e prestigio al TPL e riconoscere i diritti dei suoi utenti sarebbero primi segnali di discontinuità che non costerebbe molto alla nuova amministrazione ma che continuano a mancare.

 

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Una risposta

  1. Per un buon funzionamento delle rete dei trasporti a cominciare da quella su gomma ( per metropolitane e tram occorre ancora aspettare) occorre fare una sola cosa: corsie preferenziali sulle maggiori arterie e controllo con telecamere fisse con possibilità di contravvenzione immediata da remoto con foto, con intervento dei vigili solo in casi di i possibilità di transito. Possibilità di fermo amministrativo dell’auto veicolo per mancato pagamento della contravvenzione (qualche giorno per ogni multa non pagata). Individuare per i corrieri che consegnano gli ordini e scarico merci stalli dedicati a distanze regolari, in presenza di esercizi commerciali.

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