A Roma ci sono 190 aree cani. Quelle in capo al Comune non sono curate da nessuno

In alcune aree gestite dai Municipi è previsto uno spazzamento, mentre le altre sono affidate ai volontari. Il 2° Municipio: datele a noi assieme alle risorse necessarie

 

Roma è generosa di verde con i nostri amici a quattro zampe. Ci sono tanti parchi, giardini, aiuole dove possono scorrazzare ma secondo il regolamento comunale, i cani potrebbero essere tenuti senza guinzaglio e museruola solo nelle aree dedicate. Negli altri giardini non andrebbero mai liberati.

Per questo, negli anni, il Campidoglio ha realizzato diverse aree cani (sono 190) distribuite sul territorio cittadino. Il Municipio che ne ha di più è il III con 25 spazi dedicati, seguito dal II con 23. Ne hanno 20 il XV, il VII e il V, tutti gli altri stanno tra 10 e 15, con la sola eccezione del XIII che ne ha solo 4.

Dal 2017, le aree fino a 5.000 metri quadri sono state assegnate ai Municipi, quelle più grandi sono in gestione al Comune. O sarebbe meglio dire a nessuno. Il Campidoglio, infatti, non ha previsto appalti a privati o incarichi ad Ama affinché curassero questi spazi verdi molto frequentati. Il più delle volte sono i cittadini a pulire, sfalciare, riparare le fontanelle. Il consiglio del II Municipio ha approvato una risoluzione con la quale chiede un intervento più costante da parte del Dipartimento Ambiente di Roma Capitale. “La manutenzione da parte del dipartimento – è scritto nella risoluzione – non è soddisfacente tanto è vero che alcune aree sono state prese in adozione da cittadini associati”. 

Per fare un esempio via Lorenzo il Magnifico o via Mascagni sono affidati alla sola cura dei comitati. Nella foto che segue, un ciliegio è stato piantato venerdì scorso dal Comitato di via Mascagni nell’area cani della strada al posto di un albero morto.

 

L’assessore all’Ambiente del II Municipio, Rino Fabiano, propone un censimento che registri le criticità di alcune aree e che permetta alle istituzioni di conoscere nel dettaglio dove i padroni portano i loro cani. In alcuni casi, infatti, si sono create delle aree spontanee che però non sono incluse nell’elenco delle 190 ufficiali.

I Municipi sono pronti a prendersi cura anche degli spazi superiori a 5.000 mq e fino a 20.000 purché – precisa la risoluzione – il Comune riconosca delle risorse commisurate. Inoltre tutte sarebbero da adeguare al nuovo Regolamento del verde. All’articolo 26 prevede che siano dotate di “apposita cartellonistica indicante le regole di utilizzo, delimitazione con recinzione o cancello, opportune attrezzature per l’abbeveramento“. Tutte cose che nella gran parte dei casi non esistono.

Per non parlare di altre caratteristiche che il Regolamento prevede ma che sembrano utopia: “garantire un adeguato ombreggiamento, essere dotate di alberi non sensibili alle deiezioni canine e non appartenenti a specie invasive, pungenti o velenose; essere progettate in modo tale che le aree per cani di piccola taglia e grande taglia siano distinte tra loro“.

Per ora queste disposizioni sembrano utopia, ma agli utenti basterebbe uno spazzamento regolare e la riparazione delle tante fontanelle guaste.

 

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Una risposta

  1. A fronte di queste numerose (seppur insufficienti) aree cani in molti parchi dove pure sono presenti i cani vengono lasciati liberi per i parchi stessi dai proprietari. Qui si osserva lo stesso fenomeno che affligge molte strade romane nonostante le ciclabili molti ciclisti insistono a utilizzare la strada e non la pista a loro riservata.

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