A rischio l’autorevolezza dell’Agenzia Controllo Qualità dei Servizi di Roma Capitale?

Oggi in Assemblea Capitolina una delibera che propone di portare da 5 anni a uno la durata in carica del vertice, oltre ad una drastica riduzione dei compensi

Più volte in passato ci siamo occupati del lavoro dell’Agenzia per il Controllo dei Servizi di Roma Capitale (Acos), l’ente di Roma Capitale “… con funzioni di verifica e monitoraggio della qualità dei servizi pubblici locali nonché di supporto propositivo e tecnico-conoscitivo nei confronti dell’Assemblea Capitolina, del Sindaco e della Giunta Capitolina” (dalla delibera istitutiva dell’Acos).

La stessa delibera stabilisce che: “Le funzioni attribuite all’Agenzia sono esercitate in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e valutazione“.

Normalmente questa rimarrebbe una mera formula di statuto, ma nel caso dell’Acos, almeno negli ultimi anni, l’autonomia e l’indipendenza sono state dimostrate con indagini e relazioni che non hanno risparmiato le giuste critiche all’amministrazione che pure il vertice dell’Acos l’aveva nominato.

 

La notizia, che riprendiamo dagli amici di Carte in Regola, è che oggi è prevista la discussione e forse l’approvazione in Assemblea Capitolina di una delibera che modifica in alcuni punti l’atto istitutivo dell’Agenzia.

Tre le modifiche contenute nella delibera, tutte a rischio di minare l’autonomia ed indipendenza dell’agenzia. Condividendo in toto le considerazioni e i timori espressi da Carte in Regola, li riportiamo di seguito (rimandiamo alla pagina di Carte in Regola per tutti gli utili riferimenti):

 

Infatti se da un lato si inserisce nell’atto istitutivo, giustamente, che i candidati a Presidente e consiglieri da sottoporre al voto dell’Assemblea devono essere individuati tramite avviso pubblico – ma tale procedura ci risulta che fosse comunque già stata adottata in occasione della nomina dell’attuale Presidente – si fanno altre modifiche, a partire dal riportare l’organo “monocratico”, cioè guidato da un Presidente, introdotto dall’Assemblea nel giugno 2017 “in analogia a quanto per le società partecipate di Roma Capitale” (5), a organo collegiale – un “consiglio di direzione” costituito da un presidente e due consiglieri – allargando prerogative e incompatibilità oggi riservate al solo Presidente ai due consiglieri.

Scelta legittima, ma piuttosto ingenerosa per la giustificazione addotta, visto l’ottimo livello del lavoro dell’Agenzia in questi anni, nella notazione sul “rinnovato aspetto organizzativo” (il precedente passaggio a una guida monocratica) come “soluzione non idonea a far fronte ai molteplici impegni per cui l’Agenzia è chiamata“. Desta inoltre preoccupazione l’adeguamento dei compensi, in applicazione a un decreto legge del 2010 (6) che prevede che “la partecipazione agli organi collegiali, anche di amministrazione, degli enti, che comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche, nonche’ la titolarita’ di organi dei predetti enti e’ onorifica; essa puo’ dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute ove previsto dalla normativa vigente; qualora siano gia’ previsti i gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta giornaliera“: una cifra risibile, che certamente non è proporzionata alle responsabilità e alla professionalità richiesta dal delicato compito di un controllo che, trattandosi della Capitale d’Italia, non rende l’Agenzia così distante dalle altre Autorità, i cui Presidenti e consiglieri percepiscono ben altri compensi (7) (e vogliamo ricordare che Carteinregola ha sostenuto convintamente l’aumento dei compensi dei consiglieri capitolini (8)

Ma soprattutto non riusciamo a comprendere le ragioni della riduzione del mandato da 5 a 1 anno, un arco di tempo che non ci sembra compatibile con l’adeguato svolgimento del compito, tanto più che i consiglieri non possono essere ricandidati. Una misura inspiegabile che si vuole introdurre definitivamente, visto che nel testo non c’è alcuna indicazione di un suo eventuale carattere transitorio.

 

Se la questione del compenso sembra derivare da norme nazionali non superabili, la previsione di un solo anno di mandato, per di più non rinnovabile, ci appare come un gravissimo errore a cui ci aspettiamo l’Assemblea Capitolina vorrà porre rimedio.

 

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